È nel posto più incredibile e improbabile che ho ri-trovato Renato Corsi. Classe 1951. Detto “il Tupa”. Un suo bel posto in “quegli” anni. Di piombo o di fantastiche parole. A seconda del vincitore. Almeno trenta anni fa, circa, quando l'avevo visto l'ultima volta. Un breve saluto. Come ci si fosse visti una settimana prima. Poi il mio, inevitabile “ora” che fai?. Finiti di sbrogliare i molti nodi con la giustizia….tutti solo per reati ideologici, eh….(anche perché lui più che altro, dice, fotografava ) decide di andare. Questa terra non era più la sua terra. Non scappare, però. Andare. In sud America. Il “Tupa”. Vai a sapere perché. Tre anni. Poi finito qualche suo personalissimo ciclo mentale, il ritorno. ...siena non è più la stessa, tutto cambiato.... I vecchi compagni come il traffico. Multe per senso vietato, col motorino, nei posti più insensati....prima non c'erano... Ancora voglia di andare. Almeno di stare ancora solo. Una innata tendenza. Mai stato un animatore, diciamolo. Ma nemmeno un eremita,....però ora……. Nei boschi di S. Giovan Battista a Molli a tagliare legna.....è l'85, l'inverno più freddo del dopoguerra... Un anno, poi ancora un “ritorno”. Che fare? Gli rimane la sua vecchia Pentax. Pensa, allora, animato ancora da spinte intellettuali ormai vintage, di documentare, appunto, gli ultimi mestieri a rischio....i moribondi... Un'idea: gli scalpellini delle cave di Rapolano. Comincia a frequentare la zona. Qualche scatto. Un'aria nuova. Un nuovo habitat. Il travertino. La pietra. Alcune affinità forse lo turbano. Legge di un corso per giovani scultori e riattacca la Pentax al chiodo. Una nuova vita. Lavorare un materiale difficile, duro, quasi scontroso, ma duttile se preso nel verso giusto. .....col ritmo, il rispetto.... un mondo nuovo.... Con uno strano odore e con difficoltà che sembra aver sempre conosciuto. È strano. Un mondo silenzioso e pur rotto continuamente dall'armonia, dalla cadenza del mazzuolo che batte sullo scalpello. Dello scalpello che batte sulla pietra....per togliere quel superfluo che nasconde il cuore... Una pace nuova. Un rapporto vero, solido. Come lui e la pietra che lavora. Spesso a braccio. Cercando di seguire e agevolarne i silenziosi ma chiari suggerimenti. Sì, della pietra. I bozzetti?...i bozzetti spesso li disegno in cielo... Poi, troppo semplice, arrivano nuovi problemi. Forse il luogo dove lavora e opera, la sua bottega dai magici tagli di luce dolcissima e dalle ombre mobili e vive come il sole, dovrà chiudere...il proprietario del fondo, un ruspista, ci vuol fare un deposito di ruspe...Un mondo che cade. Una vera catastrofe. E lui, gli dico, non può portarsi nemmeno il lavoro a casa...Finalmente ride. Approfitto, vilmente, del momento di debolezza per fargli la domanda che ho in mente da quando l'ho rivisto. Gliela fo. E lui:…..è vero, non è cambiato niente………….Ma già non ride più.

E magari sta già pensando al prossimo lavoro. Il bozzetto? Da disegnare nel cielo.…almeno quello…

© 2015 IMMAGIN'AZIONI di Gigi Lusini

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